TEORIA DELLA DISTRIBUZIONE RITMICA (CAPITOLO DOTTRINALE – SETTIMANA 1)

TEORIA DELLA DISTRIBUZIONE RITMICA (CAPITOLO DOTTRINALE – SETTIMANA 1)

METODO DEL QUADRO DEL CASINO (MCC)
TEORIA DELLA DISTRIBUZIONE RITMICA
(CAPITOLO DOTTRINALE – SETTIMANA 1)

Di Yoel Marrero


1. Oggetto

La presente teoria ha per oggetto la definizione, la descrizione e la formalizzazione della distribuzione ritmica nelle danze sociali cubane, in particolare nel Casino, attraverso l’identificazione delle azioni corporee reali che costituiscono il ritmo eseguito.


2. Problema centrale

Nell’insegnamento tradizionale, il ritmo viene presentato come una sequenza numerica:

1, 2, 3… 5, 6, 7…

spesso accompagnata dalla nozione di “pausa” nei conteggi 4 e 8.

Questo modello presenta tre errori fondamentali:

  1. Omette azioni reali del corpo.

  2. Riduce il ritmo al momento dell’appoggio del piede.

  3. Sostituisce l’esecuzione fisica con un conteggio mentale.

Di conseguenza, il ballerino sviluppa una comprensione incompleta del fenomeno ritmico e un’esecuzione instabile.


3. Tesi

Il ritmo non è una sequenza di numeri.

Il ritmo è una sequenza organizzata di azioni corporee eseguite nel tempo.

Contare non significa pronunciare numeri.
Contare significa contabilizzare azioni fisiche reali.


4. Riformulazione strutturale

Il MCC propone la seguente notazione:

8·1–2–3 | 4·5–6–7

Questa notazione rappresenta la struttura interna del movimento e non deve essere interpretata come una semplice sequenza di conteggio.


5. Definizione del passo

5.1. Il passo come unità meccanica

Un passo è un’unità composta che integra due fasi:

  • fase preparatoria

  • fase proiettiva


5.2. Il passo composto

Gli insiemi:

8·1 e 4·5

costituiscono ciascuno un solo passo.

  • 8·1 = 1 passo

  • 4·5 = 1 passo


5.3. Scomposizione interna

Fase preparatoria (deposito)

  • 8 (per il passo sul conteggio 1)

  • 4 (per il passo sul conteggio 5)

In questa fase:

  • il peso si trasferisce completamente sulla gamba d’appoggio,

  • la gamba d’appoggio rimane tesa,

  • la gamba che eseguirà il passo flette il ginocchio,

  • questa gamba mantiene il contatto con il suolo attraverso il metatarso,

  • il tallone di questa gamba si solleva,

  • e si produce simultaneamente una rotazione dell’anca in direzione della gamba che eseguirà il passo rispetto alla gamba che sostiene il deposito.


Fase proiettiva (lancio–equilibrio)

  • 1 (proiezione del passo preparato sull’8)

  • 5 (proiezione del passo preparato sul 4)

In questa fase:

  • il corpo si proietta a partire dalla gamba d’appoggio,

  • la gamba preparata viene lanciata nel passo,

  • il tallone stabilisce il primo contatto con il suolo,

  • e il movimento si completa con la discesa e la stabilizzazione.


5.4. I passi semplici

I conteggi:

2–3 e 6–7

corrispondono a passi completi eseguiti entro una sola unità di tempo.


6. Principio di continuità

Nella danza la pausa non esiste.

I conteggi 4 e 8 non sono vuoti:

sono azioni preparatorie.

Pertanto:

  • 4 e 5 formano una stessa unità

  • 8 e 1 formano una stessa unità

Il movimento è continuo e non ammette interruzioni.


7. Principio meccanico del deposito

Nella fase di deposito, il peso non viene collocato sulla gamba che eseguirà il passo, ma sulla gamba opposta, che funziona come appoggio stabile.

La gamba che eseguirà il passo non riceve il peso completo in questa fase, ma si prepara alla proiezione mediante:

  • la flessione del ginocchio,

  • l’appoggio sul metatarso,

  • il sollevamento del tallone.

Il deposito non è né un vuoto né un’attesa:

è una precisa organizzazione meccanica del corpo che rende possibile la corretta proiezione del passo.


8. Correzione metodologica

Espressioni come:

“hold the 4”
“hold the 8”

sono scorrette dal punto di vista meccanico.

Non si deve aspettare.

Si deve eseguire un’azione preparatoria che rende possibile la corretta proiezione del passo successivo.


9. Errore cognitivo

Il ballerino che non riesce a mantenere il ritmo costruisce di solito uno schema mentale indipendente dal corpo e dalla musica.

Conta correttamente, ma esegue in modo scorretto.

Questo accade perché:

  • l’azione fisica viene sostituita dal conteggio mentale,

  • il ritmo corporeo viene disconnesso dal ritmo strumentale.


10. Problema linguistico

Il linguaggio non è un sistema isocrono.

I numeri possiedono durate sillabiche variabili.

Esempio in spagnolo:

  • “uno”

  • “tres”

  • “cuatro”

In giapponese:

  • “ichi”

  • “san”

  • “nana”

Ciò implica che la pronuncia dei numeri introduce una distorsione ritmica, poiché il linguaggio non riproduce con esattezza la distribuzione temporale reale delle azioni corporee.


11. Principi fondamentali

Il ritmo non si pronuncia.
Il ritmo non si pensa.
Il ritmo si esegue.

Il numero non crea il ritmo.
Il numero descrive il ritmo.


12. Demistificazione

L’idea secondo cui:

“il ritmo è nel sangue”

non corrisponde a una proprietà innata, ma a un’interpretazione errata di un fenomeno tecnico non compreso.

Quando tutti i corpi eseguono le stesse azioni:

tutti i corpi producono lo stesso risultato ritmico.


13. Conseguenza tecnica

La corretta esecuzione della distribuzione ritmica consente:

  • stabilità temporale,

  • continuità del movimento,

  • sincronizzazione con la musica,

  • eliminazione dell’attesa mentale.


14. Sintesi

L’errore del modello tradizionale consiste nel:

  • separare ciò che costituisce una sola e medesima azione,

  • eliminare fasi del movimento,

  • sostituire il corpo con i numeri.

Il MCC ristabilisce:

  • l’unità del passo,

  • la continuità del movimento,

  • la corrispondenza tra corpo e musica.


15. Formula dottrinale di chiusura

Il ritmo non è intuizione.
Il ritmo non è eredità.
Il ritmo non è talento.

Il ritmo è esecuzione.

La tecnica libera.


Yoel Marrero
Autore del Metodo del Quadro del Casino (MCC)


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